Visite a Pompei primavera 2012

di

Maddalena Aliperti

Antonio Malafronte

Le scuole che partecipano nel 2012 al corso OSCOM-USR “La Pedagogia della Bellezza” si impegnano a realizzare un testo multimediale sul tema Le scuole raccontano Pompei. Perciò  hanno visitato in queste settimane il sito archeologico più frequentato del mondo – eppure diversi partecipanti non avevano ancora fatto l’esperienza della visita e quindi si sono molto divertiti ed appassionati – e poi la guida che, con i tutor (gli autori di questo articolo), ha accompagnato i ragazzi, ha davvero saputo interessarli. Le tre visite sono state compiute dall’Istituto Socrate di Marano, dal Margherita di Savoia e dall’IPSIA Colosimo – quest’ultimo, l’Istituto per ipovedenti e non vedenti. Qui vogliamo sottolineare che così si è iniziato un percorso di formazione estetica versato sul disagio, in modo specifico quello della vista; un punto di forza della nostra sperimentazione, che propone di realizzare a Napoli uno spazio come quello del Museo Omero (vedi in rete), o anche di usufruire dell’ospitalità di istituzioni presenti in città, per consolidare elementi della ricerca didattica su questo tema. La visita è stata di grande successo, come si può vedere dalle poche foto qui sotto. Potendo usufruire della collaborazione della Soprintendenza, avremmo potuto costruire già da questo primo momento e di nostra iniziativa una vera visita narrata; ma abbiamo preferito concentrare l’attenzione sulle difficoltà dei ragazzi non vedenti, rimandando ad altra occasione di portare materiale per il full touch; è già stata una esperienza nuova per tutti i non vedenti, come il camminare in una via lastricata come al tempo antico, coi solchi per il passaggio de carri – tanto per dire la cosa più evidente. Perciò siamo entrati dalla Villa dei Misteri, dove all’inizio la strada non è ricoperta di basolato ma ha una struttura piana e facilmente percorribile. Di qui siamo entrati nel Teatro Piccolo , dove è stato di grande effetto dimostrare la perfetta acustica del luogo. Inoltre è lì presente il bassorilievo di Atlante, ai lati delle gradinate, di cui i ragazzi hanno potuto fare esperienza; benché la gran parte dei reperti più importante sia infatti da sottrarre ad un percorso tattile se non in effige, un garbato sfiorare con le dita i marmi da parte di pochi ragazzi non vedenti non ha una concreta possibilità di danneggiare quel che è normalmente esposto alle intemperie ed al flusso turistico. Giunti in Via dell’Abbondanza, poi, il percorso esperienziale è diventato più consistente, visto che la strada in basolato ha richiesto qualche sforzo di attenzione ed equilibrio, riportando i ragazzi a misurare la distanza che separa il tempo nostro dall’antico. L’emozione che sempre avvince chi visita Pompei. Entrati in alcune termopoli hanno poi osservato la somiglianza riscontrabile tra quegli allestimenti e quelli dei bar d’oggi, viste le comuni esigenze di tenere alimenti e bevande a disposizione del pubblico; toccare le anfore e le struttura ha completato la sorpresa di trovarsi in un luogo per tutti gli allievi nuovo ed entusiasmante. È bastato questo per realizzare lo spirito di percezione plurisensoriale che anima i Musei per non vedenti, condotta in un ambiente non preparato allo scopo ma fruibile da tutti anche senza strutturazioni specifiche. Mettere a punto la metodologia attenta al fine potrà ottenere anche migliori risultati nel suggerire a chi non ha la vista percezioni visive. Ma sarà un percorso utile anche per i vedenti, perché specializza sensorialità su cui spesso non cade l’attenzione. Unico dispiacere, comunicare ai ragazzi che la Soprintendenza non aveva concesso loro il permesso di recitare all’interno degli scavi la pièce teatrale che hanno scritto e realizzato, ambientata appunto a Pompei. Il Colosimo ha comunque un bellissimo teatro dove si realizzerà la recita, sperando di poterla poi ripetere un altro anno a Pompei. Per i ragazzi è stata, come ci hanno detto, una esperienza unica. Ma va detto che anche per noi che li abbiamo accompagnati l’esperienza è stata unica, per la sensibilità e l’allegria che caratterizza il rapporto di questi allievi col mondo. Fa riflettere su tante lamentele superflue che capita a tutti ogni giorno di fare, mentre basta un piccolo sforzo e si fanno miracoli.